Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse al cibo non tossiche e non provocate dal sistema immunitario.
Ne esistono di diversi tipologie. In caso di incapacità, per difetti congeniti, di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo si parla di intolleranza enzimatica. Ne sono esempi quella al lattosio, una sostanza contenuta nel latte, quella al grano, detta celiachia, o alle fave, il favismo. Altre reazioni di intolleranza possono essere scatenate da farmaci, in caso si sviluppino in seguito all’esposizione a determinate molecole presenti in alcuni cibi, come caffeina o alcol, o ad alcuni additivi.
Quanto sono diffuse le reazioni avverse al cibo?
Le reazioni avverse al cibo, secondo l’American Academy of Allergy Asthma and Immunology, colpiscono (dati USA) circa l’1-2% degli adulti e l’8% dei bambini di età inferiore a sei anni (di questi, dal 2 al 4% hanno reazioni allergiche).
- Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia le intolleranze più comuni sono quelle al latte, al grano, all’uovo e alla soia (quest’ultima è diffusa soprattutto tra i bambini, la cui alimentazione è particolarmente ricca di questa sostanza).
Cosa sapere delle intolleranze alimentari
Sulle intolleranze alimentari si discute molto, ma ancora regna una certa confusione. La Società Italiana Allergologia e Immunologia Pediatrica ha voluto far chiarezza affrontando cinque tra i dubbi più comuni.
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Intolleranza e allergia non sono la stessa cosa.
L’allergia alimentare è una reazione del sistema immunitario nei confronti di un alimento che normalmente non dà problemi alla popolazione, con effetti nocivi sulla salute. La reazione si manifesta generalmente poco tempo dopo l’ingestione (da 2 minuti a 2 ore). Al contrario, l’intolleranza alimentare, non coinvolge il sistema immunitario e porta a reazioni in genere non immediate.
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Molti test diagnostici in commercio per le “intolleranze alimentari” sono inefficaci, se non dannosi.
Sono in commercio numerosi test che si spacciano per test diagnostici delle intolleranze. Per non cadere vittima di alcuni di essi, in caso di sospetto di intolleranza alimentare rivolgersi a un pediatra, a un medico di base o a un allergologi.
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I sintomi delle “intolleranze alimentari” sono prevalentemente gastro-intestinali.
I sintomi delle “intolleranze alimentari” sono prevalentemente gastro-intestinali ma non solo. Principalmente infatti si manifestano con: gonfiore gastrico e/o intestinale, difficoltà digestiva, nausea e/o vomito, stipsi o diarrea, dolori addominali post-prandiali. A questi sintomi possono però anche associarsi sonnolenza, facile faticabilità, cefalea e/o emicrania, malessere generale.
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L’Intolleranza al lattosio si diagnostica con un test validato scientificamente.
L’Intolleranza al lattosio si diagnostica con un test validato scientificamente, semplice, affidabile e non invasivo, denominato Breath test al lattosio (test del respiro). In pratica si assume una dose prestabilita di lattosio e si analizzano i gas espirati dal paziente dopo un certo periodo di tempo. Questo esame permette di capire se il lattosio viene assorbito correttamente o meno.
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La sindrome da intossicazione da sgombroidi è non una forma di allergia al pesce.
La sindrome da intossicazione da sgombroidi non è un’allergia ma una intolleranza/intossicazione alimentare causata dall’ingestione di prodotti ittici contenenti elevati livelli di istamina o altre sostanze con proprietà analoghe. Questo disturbo può essere causato dall’ingestione di pesce avariato ma anche di formaggi o carni contaminate. Il problema è che l’’istamina è stabile al calore e resiste al congelamento o all’affumicatura. Entro un’ora e mezzo dall’ingestione si assiste all’esordio dei sintomi, caratterizzati da orticaria, palpitazioni, cefalea, bruciore periorale, sintomi gastrointestinali, raramente sintomi respiratori e cardiocircolatori.