Un giorno senza un sorriso è un giorno perso. Così recita un aforisma del celebre Charlie Chaplin grande conoscitore della materia umana e, forse, precursore di teorie elaborate da autorevoli studiosi in merito molti anni dopo.
La saggezza popolare ha tramandato nel corso degli anni e alle generazioni future che ridere fa buon sangue; ricerche scientifiche sembrano confermare che una risata abbia un vero e proprio effetto terapeutico.
Uno stravagante studio realizzato negli Stati Uniti nei primi anni del 2000 ha rappresentato una nuova e singolare teoria per la quale una risata sarebbe un vero e proprio toccasana per il cuore; un quarto d’ora di riso favorirebbe infatti un miglioramento della circolazione del sangue ed agirebbe come sistema di prevenzione per le più comuni malattie cardiovascolari.
I primi passi che condussero alla nascita della Gelotologia, ossia allo studio del riso in applicazione pratica alle sue potenzialità terapeutiche, risalgono ai primi anni 80 quando un noto giornalista americano, Norman Cousins, rivelò la propria esperienza al mondo intero. Colpito, anni prima da una grave infiammazione alle articolazioni che avrebbe dovuto condurlo in breve tempo alla morte, aveva deciso di applicare su sè stesso una terapia medica alternativa ed insolita.
Aveva stabilito, infatti, di abbandonare le cure tradizionali a base di steroidi ed antinfiammatori per curarsi con la visione di film comici (i Fratelli Marx soprattutto) per almeno 4 ore alla giornata e di assumere massicce dosi di vitamina C via flebo.
Cousins, a dispetto delle più nefaste previsioni, guarì e visse ancora a lungo per raccontare la sua storia.
Un nuovo approccio curativo, una sorta di comico terapia, cominciò a diffondersi dapprima negli Stati Uniti poi, via via, anche in altri Stati Europei; il primo ambito applicativo si ebbe nelle strutture sanitarie soprattutto quelle riservate ai malati più piccoli laddove si verificò che, in presenza di un ambiente più rilassato, in cui veniva incoraggiata la voglia di sorridere, diminuiva il tempo medio di degenza e risultava più facile la somministrazione di medicinali ai piccoli ospiti.
Oggi, dopo anni di scetticismo, la terapia del sorriso ha acquisito rispetto dalla stra grande maggioranza del mondo medico ed è stata oggetto di approfonditi studi che hanno cercato di valutare in modo scientifico la valenza terapeutica della risata ed il suo ambito applicativo.
La comico terapia, ai nostri giorni, si è imposta non solo nelle strutture ospedaliere, ma anche nelle carceri e nelle case di riposo conferendo alla terapia del sorriso una rilevanza oltre che medica anche psicologica e sociale.
Nelle carceri si è cercato di affrontare una nuova rotta nella gestione dei detenuti attraverso un miglioramento delle condizioni sociali di chi si trova costretto ad affrontare un lungo percorso riabilitativo prima del suo reinserimento nella comunità.
La terapia del sorriso ha portato benefici in termini di maggior acquisizione di fiducia nei confronti del prossimo oltre ad un netto miglioramento dell’umore che contrasta efficacemente il rischio di depressione che è particolarmente frequente tra i detenuti.
Vero terreno fertile per la terapia del sorriso si ha nelle case di riposo dove gli anziani si trovano spesso al cospetto di una mutata condizione personale di emarginazione e solitudine. Il riso, in questo caso, assume una doppia valenza poiché è in grado di offrire agli ospiti grandi benefici da un punto di vista psicologico che parrebbero in grado di prevenire le più comuni espressioni di demenza senile e da un punto di vista fisico in relazione soprattutto a patologie vascolari e respiratorie.
La terapia del sorriso è, inoltre, un supporto fondamentale per il medico che si occupa di individui con disabilità o con gravi malattie psichiatriche. La comico terapia, infatti, sarebbe in grado di restituire emozioni positive alle persone favorendo un graduale processo di autostima e di integrazione sociale attraverso una risoluzione positiva di conflittualità personali.
Un più recente ambito applicativo, vorrebbe riconoscere alla terapia del sorriso anche una decisa funzione pedagogica; essa, infatti risulterebbe idonea ed efficace ad aiutare i bambini ed i ragazzi nel loro processo di crescita, di accettazione delle differenze e delle prime difficoltà che la vita propone. L’introduzione della terapia del sorriso nelle scuole benché parzialmente avviata, risulta più difficile ed in alcuni casi non ancora apprezzata dal corpo insegnante che la vive, talvolta, con diffidenza.
Da un punto di vista strettamente medico la terapia del sorriso trova giustificazione ed applicazione sulla base degli aspetti biologici e psicologici della risata.Autorevoli studi ritengono che il riso abbia effetto terapeutico su patologie di varia natura.
In primo luogo, sarebbe in grado di ridurre gli effetti nocivi dello stress inducendo un generale rilassamento muscolare che contribuisce ad allentare le tensioni accumulate e combatte efficacemente situazioni di disagio fisico e mentale.
Alla risata viene riconosciuto un effetto benefico sulla depurazione dell’organismo in quanto contribuisce all’espulsione di anidride carbonica con un conseguente miglioramento delle funzioni intestinali e del fegato.
Il sorriso è anche un potente antidolorifico naturale in quanto distoglie l’attenzione dal dolore che viene percepito in maniera meno invasiva.
Ridere è un vero toccasana per le funzioni respiratorie; durante il riso, infatti, si ha un rilassamento naturale delle fibre bronchiali per azione del sistema parasimpatico con conseguente riduzione di insufficienza respiratoria, cessazione di crisi d’asma e liberazione delle alte vie respiratorie.
Infine, ridere induce ottimismo; il sorriso è un ottimo alleato contro la depressione e concilia il sonno alleviando le tensioni e le ansie interne. Una risata prima di dormire concilia sogni d’oro.