Ipertensione arteriosa senza controllo nel 70% dei pazienti ipertesi statunitensi: pesanti conseguenze sulla mortalità e sull’invalidità, dovute alle complicanze dell’ipertensione arteriosa (infarto e ictus).
Aumento della pressione arteriosa (PA) e rischio di eventi cardiovascolari costituiscono uno stretto legame, continuo, costante e indipendente da altri fattori di rischio. Gli eventi cardiovascolari più temibili sono l’infarto e l’ictus, non solo per il rischio immediato di mortalità ma anche per le possibili gravi conseguenze invalidanti, con conseguente grave impatto sulla qualità di vita del paziente e dei suoi familiari ed elevati costi sanitari personali e sociali. In tale ambito non vanno dimenticate altre gravi possibili complicanze dell’ipertensione arteriosa, quali per esempio i danni alla retina, che possono condurre alla cecità, e i danni ai reni, che possono condurre alla dialisi. Nonostante questi dati ormai appurato, il controllo della PA si mantiene particolarmente scarso, soprattutto tra i pazienti ipertesi a più alto rischio di eventi cardiovascolari, come per esempio i pazienti con diabete e i pazienti anziani. In USA, dati recenti indicano che solo il 31% di tutti i soggetti ipertesi sono controllati, ossia mantengono valori di pressione arteriosa <140/90 mmHg. Ciò vuol dire che quasi il 70% degli oltre 50 milioni di americani con ipertensione arteriosa sono ad aumentato rischio di complicanze cardiovascolari. D’altro canto, numerosi studi controllati randomizzati condotti negli ultimi 40 anni non lasciano dubbi sull’efficacia dell’abbassamento della PA per ridurre i rischi di malattie cardiovascolari. Un adeguato trattamento farmacologico della PA elevata può ridurre il rischio di ictus del 30-40% e dell’infarto del miocardio dal 20% al 25%.
Bramley TJ, Gerbino PP, Nightengale BS, Frech-Tamas F. Relationship of blood pressure control to adherence with antihypertensive monotherapy in 13 managed care organizations. J Manag Care Pharm 2006;12:239-45.